Bersani: il partito del lavoro
«Il berlusconismo è all’imbrunire», ha detto ieri Piergluigi Bersani in occasione dell’apertura della campagna congressuale al Palalido di Milano. E, con sorniona ironia, si è domandato: «Ma se questo è un regime, dove sono mai le opere del regime? Che cos’ha fatto nei dieci anni in cui ha governato?» L’ex ministro dello Sviluppo economico è partito col piede giusto. E le migliaia di persone che erano lì ad ascoltarlo se ne sono rese conto. Dopo tanti anni, abbiamo di nuovo riempito il Palalido. È un avvenimento. Ed è buon segnale, perché vuol dire che torniamo a parlare al cuore e alla mente degli iscritti.
Che cosa abbiamo da dire a coloro che osservano con attenzione le sorti di questo nuovo PD che sta nascendo dal suo primo congresso? Anzitutto che vogliamo un partito, senz’altro aggiornato ai nostri tempi, ma organizzato in modo chiaro ed efficace, come sinora non è stato. E sarà un partito inclusivo, capace di raccogliere attorno a sé fasce diverse di individui: giovani, postgiovani, anziani, donne, uomini, cattolici, non cattolici…
Il nuovo PD sarà un partito che parla anzitutto alla società, e il suo primo tema è il lavoro. Abbiamo infatti l’esigenza di coniugare la democrazia con il sociale. Certamente preoccupa il restringemento degli spazi di libertà, preoccupa l’aggressione all’informazione, alla magistratura, al Vaticano, alla stessa Unione Europea. Sarebbe sbagliato abbassare la guardia di fronte agli attacchi alla democrazia. Ma, contemporaneamente, occorre dar risposta ai tanti giovani che non hanno futuro e a coloro che, non più giovani, perdono il posto di lavoro e non hanno prospettive di ritrovarlo.
Il nostro sarà il partito del lavoro, anzi dei lavori, al plurale. Perché la sfida di un vero governo consiste nell’armonizzare interessi molteplici: quelli degli statali, della partite IVA, degli impiegati, degli operai, dei professionisti, dei lavori a progetto… Sono tante le forme in cui si declina oggi il lavoro. Un progetto ambizioso? Sì. Ma è un obiettivo prioritario, per uscire dalla crisi che ci attanaglia rafforzando quel principio di equità che accomuna tutti i riformismi, socialisti, cristiano-sociali, liberaldemocratici. Ed è un obiettivo ancor più importante perché è chiaro a tutti che l’attuale governo non ha una politica economica, non sa come affrontare i drammi del presente. Ne danno prova tutti i giorni le dichiarazioni del ministro Tremonti, che oggi dichiara che la crisi non c’è, domani senza tema di contraddirsi dichiara che l’abbiamo già superata e dopodomani che il peggio deve ancora venire. Possiamo essere governati a questo modo? Io credo di no.



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