Bruna Brembilla

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Io voto Pierluigi Bersani

Bersani e Martina

Alle primarie del PD di domenica 25 ottobre, io voto Pierluigi Bersani perché è un uomo concreto, che ha già dimostrato il suo valore come ministro dello Sviluppo. Lo voto perché al centro del suo programma colloca il lavoro e l’identità del partito. Perché pensa a un partito capace di fare vera opposizione. Perché dice con chiarezza da che parte sta il PD. E cioè dalla parte di coloro che vogliono dar risposta ai problemi che la crisi economica pone di fronte alle famiglie.

Per queste ragioni, sarò al suo fianco sabato pomeriggio in occasione della manifestazione di Milano sui temi del lavoro. L’appuntamento è ai Bastioni di Porta Venezia alle ore 15.00. Vieni anche tu.

Per queste ragioni, inoltre, ho accetto di candidarmi all’Assemblea regionale sottoscrivendo la mozione di Maurizio Martina collegata a quella di Bersani. Troverete il mio nome come capitolista nella circoscrizione di Cesano Boscone, Corsico, Rozzano, Trezzano s/n, Buccinasco, Assago, Gaggiano, Cusago, Cisliano, Opera, Lacchiarella, San Giuliano, Paullo, Zibido San Giacomo…

Vota anche tu per Pierluigi Bersani segretario nazionale (scheda azzurra) e Maurizio Martina segretario regionale (scheda rosa).

21 ottobre, 2009   Nessun commento

Bersani: il partito del lavoro

bersani«Il berlusconismo è all’imbrunire», ha detto ieri Piergluigi Bersani in occasione dell’apertura della campagna congressuale al Palalido di Milano. E, con sorniona ironia, si è domandato: «Ma se questo è un regime, dove sono mai le opere del regime? Che cos’ha fatto nei dieci anni in cui ha governato?» L’ex ministro dello Sviluppo economico è partito col piede giusto. E le migliaia di persone che erano lì ad ascoltarlo se ne sono rese conto. Dopo tanti anni, abbiamo di nuovo riempito il Palalido. È un avvenimento. Ed è buon segnale, perché vuol dire che torniamo a parlare al cuore e alla mente degli iscritti.

Che cosa abbiamo da dire a coloro che osservano con attenzione le sorti di questo nuovo PD che sta nascendo dal suo primo congresso? Anzitutto che vogliamo un partito, senz’altro aggiornato ai nostri tempi, ma organizzato in modo chiaro ed efficace, come sinora non è stato. E sarà un partito inclusivo, capace di raccogliere attorno a sé fasce diverse di individui: giovani, postgiovani, anziani, donne, uomini, cattolici, non cattolici…

Il nuovo PD sarà un partito che parla anzitutto alla società, e il suo primo tema è il lavoro. Abbiamo infatti l’esigenza di coniugare la democrazia con il sociale. Certamente preoccupa il restringemento degli spazi di libertà, preoccupa l’aggressione all’informazione, alla magistratura, al Vaticano, alla stessa Unione Europea. Sarebbe sbagliato abbassare la guardia di fronte agli attacchi alla democrazia. Ma, contemporaneamente, occorre  dar risposta ai tanti giovani che non hanno futuro e a coloro che, non più giovani, perdono il posto di lavoro e non hanno prospettive di ritrovarlo.

Il nostro sarà il partito del lavoro, anzi dei lavori, al plurale. Perché la sfida di un vero governo consiste nell’armonizzare interessi molteplici: quelli degli statali, della partite IVA, degli impiegati, degli operai, dei professionisti, dei lavori a progetto… Sono tante le forme in cui si declina oggi il lavoro. Un progetto ambizioso? Sì. Ma è un obiettivo prioritario, per uscire dalla crisi che ci attanaglia rafforzando quel principio di equità che accomuna tutti i riformismi, socialisti, cristiano-sociali, liberaldemocratici. Ed è un obiettivo ancor più importante perché è chiaro a tutti che l’attuale governo non ha una politica economica, non sa come affrontare i drammi del presente. Ne danno prova tutti i giorni le dichiarazioni del ministro Tremonti, che oggi dichiara che la crisi non c’è, domani senza tema di contraddirsi dichiara che l’abbiamo già superata e dopodomani che il peggio deve ancora venire. Possiamo essere governati a questo modo? Io credo di no.

7 settembre, 2009   Nessun commento

EXPO, un’occasione sprecata

In questi giorni si parla molto di EXPO. E soprattutto si parla di un’ipotesi di forte ridimensionamento dei finanziamenti necessari per realizzare le infrastrutture: strade, metropolitane, sito espositivo… Di questo tema abbiamo dibattuto anche nel corso del Consiglio provinciale che in cui il presidente Podestà ha esposto le linee programmatiche della nuova amministrazione.

Cosa pensa Podestà di EXPO? Pensa che il ridimensionamento sia inevitabile. Lo ha ribadito oggi al Corriere della Sera. In contrasto con quanto afferma il premier Berlusconi, ha affermato che bisogna prendere atto della situazione presente: il progetto EXPO è stato ideato in tempi di vacche grasse, ora che siamo afflitti da una poderosa crisi mondiale occorre essere prudenti, riconsiderare le stime. Almeno fino al 2010. Questo è ciò che pensa Podestà. Lo ha esplicitato al Corriere della Sera e l’ha detto in Consiglio provinciale rispondendo a una mia domanda.

Un’assunzione di responsabilità? Nient’affatto. Certo, fa piacere che un uomo di Berlusconi dimostri un realismo che il premier non possiede. Ma c’è un fatto con cui l’attuale presidente della Provincia non fa i conti. Dalla crisi economica non si esce aspettando Godot. Si esce operando, agendo, realizzando. Ed EXPO poteva essere una grande occasione per l’area metropolitana milanese.

Perché l’Expo 2015 si prefiggeva di incoraggiare le tecniche più avanzate per migliorare la produzione agricola. Poteva servire a rilanciare il territorio in prossimità del capoluogo lombardo, che è ricco di acqua e di coltivazioni. Poteva servire a sperimentare un nuovo tipo di rapporto fra produttori e consumatori, dando fiato alle tante aziende agricole del Parco Sud che vendono direttamente al pubblico. Insomma, Expo 2015 poteva essere uno strumento per far tornare l’agricoltura un settore importante della nostra economia strappandola al ruolo di Cenerentola in cui è relegata oggi. Non sarà così. Peccato!

1 agosto, 2009   1 Commento